Guidare non è comandare. Il lavoro riguarda due piani distinti: il rapporto diretto con i singoli collaboratori — delega, feedback, autorevolezza — e i flussi di comunicazione interna che tengono allineati reparti e gruppi di lavoro.
Focus su: Time-to-Hire - Qualità - Assunzioni - Onboarding 30-60-90 - Deleghe Effettive - Clima - Retention
Annunci che descrivono davvero il ruolo, griglia di domande definita prima di incontrare i candidati, criteri di valutazione stabiliti in anticipo e un piano di inserimento per i primi 90 giorni.
Passare da chi fa tutto a chi guida: che cosa delegare e a chi, come dare istruzioni verificabili, come correggere un lavoro sbagliato senza incrinare il rapporto.
Il conflitto non va evitato, va gestito. Come intervenire su una tensione tra due persone, come reagire a un calo di impegno, che cosa fare quando un collaboratore chiave minaccia di andarsene.
Chi comunica che cosa, a chi e quando: riunioni con un ordine del giorno, decisioni messe per iscritto, passaggi di consegne tra turni e reparti. Meno incomprensioni operative e meno lavoro rifatto.
L'autorevolezza non si impone. Si lavora sulla coerenza tra quello che si dice e quello che si fa, sulla gestione delle promesse fatte al team e sul modo di condurre una riunione.
Indicatori scelti insieme a chi li dovrà rispettare: tempi di copertura di una posizione, esito dei primi 90 giorni, deleghe effettivamente passate, turnover. Revisione periodica e correzione.
Colloquio di uscita, riassegnazione delle attività, che cosa si dice al resto del team e in che ordine. Gestire bene un'uscita protegge il clima interno quanto una buona assunzione.
Chi è pronto a salire e chi no, come si prepara un collaboratore a coordinare ex colleghi, che cosa cambia nelle sue responsabilità e come glielo si comunica.
Ruoli e deleghe quando in organico ci sono figli, coniugi o soci: criteri dichiarati, perimetri definiti e gestione delle aspettative, dentro e fuori dall'azienda.
Gestire le persone è la parte più difficile del fare impresa. Spesso l'imprenditore oscilla tra due estremi dannosi: l'essere troppo "amico" (perdendo autorità) o troppo "tiranno" (perdendo il team).
Il mio coaching lavora proprio su questo equilibrio: la Leadership Situazionale. Non esiste uno stile giusto per sempre, esiste lo stile giusto per quel momento e per quella persona. Ti alleno a leggere le situazioni e ad adattare il tuo comportamento per ottenere il massimo dal tuo capitale umano, riducendo lo stress e il turnover.
Assolutamente sì. Le dinamiche umane sono identiche, che tu abbia 3 o 300 dipendenti. Anzi, in un team piccolo l'errore di una singola persona pesa di più. Creare processi sani fin dall'inizio ti permetterà di crescere senza caos.
Gestire l'uscita (offboarding) è delicato quanto l'assunzione. Ti supporto nel gestire il colloquio di uscita con umanità e fermezza, proteggendo il clima aziendale e la reputazione del brand, minimizzando i rischi legali ed emotivi.
No, il mio obiettivo è renderti autonomo (Coaching), non dipendente da me (Consulenza classica). Ti insegno come fare selezione, ti affianco nei primi colloqui, ma la scelta finale e la competenza devono rimanere in azienda.
Prenota una sessione preliminare per analizzare la struttura del tuo organico e le aree di miglioramento.
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